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Un'atipico trio amoroso: la maestra vedova, il geniale eterno studente e l'industriale dal cuore di bambino. Il quindicenne Max Fischer frequenta la rinomata Accademia Rushmore, dove non brilla particolarmente nei corsi regolari, ma eccelle in quelli extra-curriculari; non c'č club studentesco o attivitā artistica in cui non dica la sua. Ma la scuola ha pronto per lui un brusco ritorno alla realtā... Wes Anderson affronta questa l'esile materia del film con occhio (e orecchio) "pop-disincantato". Il trucco sta nell'uso di uno stile adolescenziale in superficie ed iper-razionalista in profonditā: questa schizofrenia formale crea quasi sempre un clima lievemente surreale, sempre ad un paio di centimetri da terra. I punti di forza di Anderson sono soprattutto tre: 1) Riesce a creare un nugolo di personaggi interessanti e riesce anche a non perderne nessuno per strada durante il film. 2) I dialoghi hanno sempre qualcosa di beckettiano, domanda e risposta non sembrano neanche appartenere allo stesso "universo". 3) Ha un talento particolare nell'associare vecchie canzoni alle varie scene: in alcuni momenti indimenticabili, rumori e dialoghi sono aboliti e si assiste a veri e propri mini-videoclip, dove domina solo la musica e la predominante cromatica del momento (caratteristica che raggiunge il parossismo nell'ultimo film, Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou)
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