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Super8 stories
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Dettagli degli strumenti e dita che pizzicano in dettaglio. Birre, sigarette, discussioni nei camerini, e ancora: sudore, viaggi interminabili in pullman, dormite a bocca aperta sui sedili. Da quando ho tredici anni non so più quante volte mi sono sorbito queste immagini assolutamente sempre uguali a se stesse: il documentario musicale ha una percentuale di «incertezza filmica» prossima a quella di un telegiornale. Ma in nome della musica che amiamo, questo e altro… Purtroppo il successo mondiale di Buena Vista Social Club di Wim Wenders ha rilanciato questo genere tanto attrattivo quanto inutile. Almeno in quel caso però la musica era di livello sopraffino... La musica della No Smoking Band invece di interessante ha davvero poco: quando leggo che sono una delle band più famose dei balcani mi ricordo di uno dei primi film di Kusturica, Ti ricordi di Dolly Bell, dove si capiva bene che – a livello di rock – l’ex-Yugoslavia era proprio il terzo mondo. Sono dei gran caciaroni, hanno un frontman vestito peggio di un bambolaro da fiera di paese e annoverano tra le loro fila un mediocre chitarrista-bassista che risponde al nome di Emir Kusturica. Il genere musicale del gruppo, come si usa dire oggi, è difficile da classificare; qualcuno lo chiama Balkan Punk, con riferimento all’irruenza e all’evidente anarchismo dei componenti. Emir Kusturica - musicalmente parlando - è solo uno dei tanti della band (ne faceva parte qualche volta anche prima di diventare famoso come cineasta) ma ovviamente è diventato il «capoccia», come è successo a Woody Allen nella sua Dixieland Jazz band in cui il regista americano suona il clarinetto. Il nostro sembra essersi rassegnato da qualche tempo a questa parte a un cinema di basso profilo, dopo aver inanellato due capolavori e mezzo in pochi anni: Il tempo dei Gitani, Arizona Dream e Underground. Che tristezza l’autoparodia Gatto nero gatto bianco (peraltro molto divertente a livello di risata superficiale), che tristezza questo Super8 stories, che scempio quell’interpretazione in un film francese di cui per fortuna ho dimenticato il nome! Il talento enorme di Kusturica può riassumersi in una sorta di epica paesana: è proprio questo sapore provinciale e un po’ gradasso che lo avvicina a Fellini (non a caso uno dei registi preferiti di Emir); anche qui ci prova e il materiale c’è in effetti (o meglio ci sarebbe): suonatori di tuba e trombone che tiran su lo stipendio con i funerali, il bassista che si lussa la spalla mentre suona e se la rimette a posto con l’ausilio di una sedia, le lotte puerili tra Kusturica e il figlio Stribor (batterista del gruppo), il tutto mischiato a vecchi super 8 e altri formati (accreditati 15 operatori) che testimoniano i primordi dei NO SMOKING. Come ogni rock band che si rispetti hanno iniziato a suonare in cantina, isolando acusticamente il tutto con cartone, polistirolo e scatole per uova. L’interesse del film si limita ai racconti dei musicisti ma non va molto oltre; rimane certo il gusto della gag del film precedente ma c’è sempre un retrogusto di manierismo puro. Decisamente meglio restarsene a casa e - se amate la musica dei film di Emir - tornate su Il tempo dei gitani e Underground: quando c'era Bregovic la qualità era decisamente maggiore. |
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