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La morte corre sul fiume
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In entrambe le vicende il protagonista è un predicatore folle del sud degli USA, metafora della sclerotizzata e accecante religione protestante di quelle parti, dove sete di denaro, intolleranza e rigida morale vanno a braccetto. Prediche deliranti, omicidi «purificatori», battesimi soffocanti, cadaveri inabissati a mo’ di Ofelia contadina. In questo caso, come se non bastasse, si aggiunge anche il plot di Landru, il famoso pluriomicida francese che ha ispirato anche «Monsieur Verdoux» di Chaplin e «L’ombra del dubbio di Alfred Hitchcock». Le vedove di guerra hanno perso tutto tranne i soldi… La qualità del film sta da una parte dal narrare questa vicenda morbosa con il fare sognante di una fiaba per bambini, dall’altra sta nel tingere il lato nero della storia con le ombre del cinema muto tedesco e le nebbie di quello svedese e danese. Laughton fa parte di quella ristretta categoria di registi passati alla storia per un solo film; la critica spesso sottovaluta lui, Leonard Kastle (autore di «The Honeymoon Killers») e Carmelo Bene (più prolifico: cinque folgoranti lungometraggi e un paio di corti all’attivo), secondo quale criterio quantitativo non si sa. Infatti autori come Bertolucci e Wenders, che al contrario di opere ne hanno firmate tante, rischiano il pareggio tra capolavori e film insulsi mentre le «comete» come Laughton non rischiano di spegnersi. Il film non era facilmente reperibile in video (molto più facile era beccarlo in tv) quindi l’uscita dell’opera in dvd risolve un problema. Anche i dettagli di questo film sono diventati famosi: occhio ad esempio alle nocche di Harry Powell che raccontano l’eterna storia dell’odio e dell’amore. |
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