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Il gusto degli altri
 

Regista
Agnès Jaoui

Attori
Jean-Pierre Bacri
Anne Alvaro
Agnès Jaoui

Durata
112'

Genere
Commedia

Il gusto degli altri, film candidato all’Oscar per il miglior film straniero, è opera del connubio Agnès Jaoui / Jean-Pierre Bacri: si sono conosciuti tempo fa sul palcoscenico (erano entrambi attori di teatro) e da allora fanno coppia fissa nella vita e nell’arte.

I due sono entrati trionfalmente nel cinema francese scrivendo le sceneggiature degli ultimi film di Alain Resnais (Smoking no smoking; Parole, Parole, Parole) e vincendo ben tre premi César (gli Oscar francesi) per la miglior sceneggiatura.

Ora hanno girato un film che secondo Agnès si ispira a Balzac e a Woody Allen (accoppiata post-moderna per compicere i giovani critici?): del regista americano francamente non c’è traccia se non per un certo comportamento adolescenziale degli adulti, le battute sono poche e non sono un granché (i doppi sensi sull’«uccello» lasciamoli ai bambini dell’asilo); del grande scrittore c’è il gusto per l’affresco sociale e per la coralità del racconto. Il film è il classico girotondo di personaggi «alla francese» (nella tradizione de La ronde di Ophülse La Règle du jeu di Renoir) in salsa agrodolce.

L’imprenditore Castella si innamora improvvisamente della sua insegnante d’inglese Clara quando scopre che in realtà è un’attrice drammatica che recita Berenice di Corneille. La guardia del corpo di Castella, Frank Moreno ha una storia con Manie (interpretata dalla regista), un cameriera che per arrotondare lo stipendio spaccia erba e fumo. La moglie di Castella, un arredatrice ebete, in realtà ama solo il suo cane perché delusa dagli esseri umani.

Tutti si incrociano nel bar vicino al teatro dove lavora Manie, si sfiorano ma poi si allontanano dal punto di contatto come tangenti.
Visto il passato teatrale degli autori non sorprende che lo stile di regia sia completamente incentrato sui personaggi. Un paio di questi sono davvero convincenti e guarda caso sono quelli interpretati dai due sceneggiatori; in particolare l’imprenditore Castella è la miglior cosa del film.

È uno di quei casi in cui un «personaggio» è così ricco di sfumature e allo stesso tempo così sintetico che rappresenta in un colpo solo migliaia di «persone». Il capolavoro di Bacri (tempi perfetti nei dialoghi, un viso che è un libro scritto) però si muove all’interno di un opera che nel complesso è sopravvalutata: personalmente preferisco i film che vanno aldilà del «sociale», qui invece rimaniamo del tutto aldiquà della soglia e in più la regia della Joaui non è particolarmente attenta all’autonomia delle immagini, concentrata com’è sugli attori.

D’altra parte si tratta di un’opera prima e quindi è abbastanza normale che l’autrice si sia concentrata su ciò che sa fare meglio. Il gusto degli altri – a pensarci bene – è il candidato ideale all’Oscar: di solito infatti è una strana combinazione di bravura e mediocrità a rendere un film adatto agli Academy Awards. Prendete Tom Hanks. È un grande attore ma non si può negare che abbia la faccia da «coglione comune»: non è un caso che l’abbiano scelto per interpretare Forrest Gump. La Francia ultimamente ha imparato molto dagli States, soprattutto hanno imparato a produrre film per il grande pubblico tanto che ormai si può parlare di una vera e propria Hollywood francese con a capo Besson e Kassowitz.

Ora, con questo film, sembra che abbiano capito anche il trucchetto per vincere le statuette come l’aveva capito Benigni l’anno scorso. Auguro buona fortuna ad Agnès Joaui per gli Academy Awards e…attenta! C’è sempre un film orientale dietro l’angolo.


         
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