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Conta su di me
 

Regista
Kenneth Lonergan

Attori
Laura Linney
Mark Ruffalo
Rory Culkin

Durata
109min

Genere
Drammatico

KRAPP da consumare entro la fine del mondo

KRAPP


 
 
 
 
La nostra visione è stata funestata fin dall’inizio da un cattivo presagio.
Siamo entrati in una sala completamente vuota nel primo pomeriggio. Poi si sono abbassate le luci e a quel punto sono cominciati a spuntare altri spettatori oltre a noi.
I due o tre soggetti si sono aggirati un buon quarto d’ora per tutte le file perché a quanto pare ci vedevano poco (saranno venuti solo a ascoltare, che bello!).
Fatto sta che a un certo punto abbiamo avuto l’impressione di essere capitati ad una proiezione per pensionati e vecchi rincoglioniti.
E non è che ci fossimo sbagliati poi di molto… Prodotto da una coppia d’eccezione (Barbara De Fina e Martin Scorsese), Conta su di me è l’esordio nella regia dello sceneggiatore e regista teatrale Kenneth Lonergan. Sammy e Terry sono orfani: in assenza dei genitori vengon su scapestrati ma, crescendo, la prima «mette la testa a posto», l’altro diventa un giramondo (finisce anche in Alaska)e vive di espedienti o giù di lì. Sammy è parte integrante della piccola Scottsville e cresce da sola un figlio Rudy, «orfano» di un padre spaccone e scavezzacollo, che lo ha abbandonato. Terry è messo male e ha bisogno di soldi: su chi può contare se non sulla sorella. Così torna al paesino. E qui comincia il confronto tra Sammy apparentemente a suo agio nell'atmosfera piccolo-borghese della provincia americana e Terry, nichilista e disilluso. L’opposizione è solo apparente: in realtà la sorella è meno perfettina di quel che sembra e il fratello è più normale di quel che sembra. Sammy va a letto con il suo capo e il giorno prima era convinta che fosse uno stronzetto (e aveva ragione).
Rifiuta di sposare Bob, il suo ragazzo, adducendo la scusa che lui glielo ha chiesto troppo tardi (in realtà quel che vuole è prenotare le sue prestazioni come i servigi di un idraulico). Terry invece si mette a interpretare il ruolo di padre: ovviamente un po’ gli riesce un po’ no.
Porta il piccolo Rudy a giocare a biliardo di nascosto e a pesca e infine a conoscere il suo vero padre (finirà in rissa). Sammy e Terry sono entrambi tormentati; solo che uno è convinto di avere ragione, l’altro no. Sammy va da un parroco (interpretato dal regista Kenneth Lonergan) due volte.
La prima volta gli chiede di indicare la strada a suo fratello che, disgustato dalle attenzioni non richieste, decide di andarsene via di nuovo.
La seconda volta quasi lo implora perché le prometta le pene dell’inferno: la chiesa comprensiva sociale e psicologica le fa il solletico. Lei vuole il parroco che riceve in confessionale non alla scrivania. È un film troppo soffice per il nostro palato: il dramma si stempera nella commedia e quel che è peggio nella normalità. Per alcuni critici (ad esempio Roger Erbert) quest’ultima è la qualità maggiore di Lonergan, sarà.
Le battute non sempre funzionano e gli attori sono validi a metà: molto brava Laura Linney e il piccolo Culkin (fratello di Macaulay, protagonista di Mamma ho perso l’aereo); molto meno bravo Mark Ruffalo (anche qui non capiamo i tanti estimatori).
La regia non ha spunti, si mantiene volontariamente in un aurea mediocritas che scommetto dovrebbe far risaltare i personaggi e gli attori. Una regia che non sceglie, che lascia aperte tutte le strade, come nella realtà, come effettivamente succede nel mondo.
Peccato che in sala ci si vada di solito per il motivo contrario.

 
         
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