INIZIO ARTICOLI IN BREVE ARCHIVIO GALLERIE LINK

Il Cattivo Tenente
 

Nazione
Usa

Anno
1992

Regista

Abel Ferrara

Attori
Harvey Keitel
Zoe Lund

Durata
94 min

Genere

Drammatico

KRAPP da consumare entro la fine del mondo


KRAPP

Ferrara ha sempre dichiarato che il primo soggetto, il primo embrione di sceneggiatura del film, è una canzone da lui scritta, che si intitolava per l'appunto «The Bad Lieutenant»:

I was born in the Bronx but raised on the street \ Where they pack their badge and their dope right next to their heat \ I got a wife and five kids and a house by the park\ And a model in heat that I keep in the dark \ cause I'm the Bad Lieutenant. They call me up when shit goes down \ there's blood on a dress. There's a gun on the ground \ I push through the crowd 'cause I'm the man in charge \ Drinking my coffee, I'm talking with the sergeant \ 'cause I'm the Bad Lieutenant

Il testo in effetti preannuncia diversi episodi del film: le orge, la droga, l'apocalittica rilettura della redenzione cristiana che culmina in una visione del Messia sceso dalla croce, invocato con la versione moderna del Dio perché mi hai abbandonato?: «Stronzo, topo di fogna, lurido topo di fogna!(…) Che vuoi, dimmi qualcosa, devi dirmi qualcosa (…). Dov'eri andato, dove cazzo eri andato!? Mi dispiace, mi dispiace tanto, ho fatto tante brutte cose!(…) Sono solo un debole, sono solo un debole del cazzo, perdonami ti prego, Padre».
Mentre urla queste parole il tenente, striscia a terra, bacia i piedi al Cristo della visione ma soprattutto piange anzi frigna. Il pianto è un elemento essenziale del personaggio: è l'indizio che rivela la debolezza, la disperata ricerca d'aiuto. Il tenente piange in chiesa, piange in auto quando perde l'ennesima scommessa (e spara all'autoradio), ma soprattutto piange nel momento in cui si avvia verso la redenzione ultima.

Harvey Keitel si muove nel film come una marionetta instupidita e stonata, un giocattolo mezzo rotto che funziona pateticamente a scatti: oltre che sul pianto la performance è impostata sull'equilibrio instabile. Il Tenente sembra ridicolizzarsi mimando la paradossale figura di un cristo-burattino: ha bisogno di una guida per uscire dalla spirale dell'abisso e con dolore invoca qualcuno che muova i fili al posto suo.

L'interpretazione e la presenza corporea di Harvey Keitel sono in perfetto equilibrio tra tragico e buffonesco e dipingono la patetica crocifissione di un enorme pupazzo di carne.

Il tenente è imbranato come un bambino ma non per immaturità, anzi: quest'uomo è forse maturato già abbastanza, forse è ora che cominci a marcire. Pledging my Love è la sua nenia finale, atroce e decadente: I'll forever love you \ For the rest of my days \ I'll never part from you \ Or your loving ways \ Just promise me darling your love in return \ May this fire in my soul dear forever burn.





Egovista

         
TORNA ALLA HOME PAGE DI AUDIOVISIONE INVIA UN COMMENTO versione per stampa © Giuseppe Grosso Ciponte 2001-2010 [Contatti] [Credits] [Copyright]