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The Bank
 

Regista

Robert Connolly

Attori
Sibylla Budd
David Wenham
Anthony Lapaglia

Durata
104 min

Genere
Thriller

La matematica frattale dello studioso polacco Mandelbrot (di cui l’aspetto più ludico sono le affascinati rappresentazioni grafiche) misura il grado di disordine dell’universo.

Curiosamente questa teoria del caos sta alla base di tutti i più moderni mercati di consumo: senza la compressione frattale dei dati non esisterebbero gli mp3 e i dvd.

Appare dunque più che plausibile l’assunto di base del thriller di Robert Connolly: il genio matematico a servizio delle speculazioni finanziarie.

Jim Doyle mette a punto un software capace di predire le fluttuazioni delle azioni di borsa. Questa scoperta attira lo zio Paperone di turno, il luciferino Simon O'Reilly.

L’amministratore delegato, anzi CEO come si dice oggi della Centabank, non esita a presentarsi come Satana, dice infatti «Sono come Dio ma mi vesto molto meglio» e il Diavolo è sempre la scimmia di Dio.

Il patto faustiano ha sempre come contraltare una donna che potenzialmente può redimere Faust e anche qui non manca nella figura di Michelle (veramente non manca nessuna figura visto che l’ingranaggio di questo film è davvero molto scontato e dunque «collaudato»).

Vedendo questo film però vengono in mente tanti (troppi) film: il plot (se ne sono accorti tutti) è copiato dal geniale Pi greco – il teorema del delirio, esordio di Darren Aronofsky; la combinazione di spettacolo e finto impegno sociale è la stessa di Traffic del pluripremiato Steven Sodenbergh; l’insostenibile aria di modernariato, di anni ’80, di futuribile che è già passato remoto è lo stesso dello scialbo American Psycho; l’involontaria glorificazione del cinismo infine è figlia spuria del Gordon Gekko di Wall Street di Oliver Stone.

Figurarsi che il regista si vanta in una squallida intervista a Kataweb cinema (a cui corrisponde un’altrettanto squallida recensione positiva) che il suo film è piaciuto molto a Naomi Klein (che, voglio dire, già da nome e cognome c’è da fidarsi poco: Naomi= top model + Klein=stilista) cioè quell’illuminata saggista che ha confessato candidamente di acquistare borse di Prada (evidentemente è milionaria, beata lei) ma di staccare subito l’etichetta… Non c’è proprio pudore.

È normale che, dovendo parlare di un film così ordinario, vien da discorrere di tutt’altro; insomma risparmiatevi qualche Euro, così un giorno potrete magari acquistare un borsa firmata come quelle della Klein.
   
         
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