Il film inizia con la "voce"
della macchina da presa che dichiara: "ho aperto gli occhi
e non ho visto nulla".
Sembra confessare un'impossibilità di comprensione.
Più avanti però si incontra un personaggio che
sembra smentire seccamente questa deduzione: una custode cieca
che si orienta perfettamente tra statue e corridoi dell'Hermitage
e conosce tutto senza averlo mai visto.
Sokurov sembra suggerire che la vera conoscenza è data
non dalla visione ma dalla capacità di districarsi nei
labirinti della memoria in senso sia storico che spirituale.