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Spy Game
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Ai più giovani son dedicati i primi venti minuti, non di più: montaggio «sventagliato», scenari ipertecnologici, panoramiche che attraversano i continenti come una telefonata, stop frame/scheda analitica che ricorda le scadenze, anzi la scadenza. Oltre al giro del mondo c’è anche la macchina del tempo: tutti i conflitti della seconda metà del novecento, rivissuti attraverso la storia sommersa delle spie. Libano, Germania dell’Est, Vietnam. Su tutto aleggia il sentimento tipico della guerra fredda: gli USA che mettono mano dappertutto e con ogni mezzo in nome della libertà. La dinamica dei personaggi principali si regge sul topos del rapporto allievo/maestro: il giovane ci mette tempo a capire che le regole sono dure, poi supera il maestro e quando sembra aver raggiunto il massimo ricade nell’errore. Il risultato è che il maestro lo frega e paga pegno… non immediatamente, certo. La vecchia scuola insegna che basta un pacchetto di sigarette e un chewing gum (assieme ad un’opportuna dose di cinismo)… infatti sarà risolutivo il trucco di quando si marina la scuola: c’è sempre il compagno che sa falsificare la firma del genitore… Tony Scott è un artigiano: la qualità dei suoi film quindi dipendono da ciò che ci ruota attorno. Se True Romance è meglio di Top Gun , allo stesso tempo non è molto al di sopra di The Fan. la realtà è che — aldilà dei giudizi di valore — il coinvolgimento in questi film aumenta con il contemporaneo affievolirsi della soglia d’attenzione. Tanto più svaccati andiamo al cinema, tanto più ci piacerà Spy Game. Mezzi addormentati si gode meglio di questo monopoli inconcludente, dove le mosse sembrano perfette per la convinzione degli attori nei personaggi, non certo perché sono ben concatenate. Insomma sono nella solita imbarazzante situazione di dover consigliare un film che non rispetto: la maggior parte delle persone infatti si lascerà prendere dal ritmo esagerato e calibrato, calcolato come il posizionamento dei prodotti in un supermercato.
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