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Il nemico alle porte
 

Regista
Jean-Jacques Annaud

Attori
Joseph Fiennes
Jude Law
Rachel Weisz

Durata
140 min

Genere
Drammatico
Stalingrado, scontro decisivo della seconda guerra mondiale. I sodati russi possono scegliere tra le pistole nemiche e quelle dei "compagni" per essere uccisi.
La maggior parte di questi ragazzi è solo carne da macello e la gloriosa armata rossa non esita a sparare su chi fa anche un solo passo indietro.
Caricati come bestiame su un treno merci le truppe vengono scaricate sul fronte dove trovano un inferno lugubre e sulfureo, fatto di fango e distese di cadaveri: molti di loro sono spacciati ancor prima di iniziare. Le truppe sono demoralizzate, Nikita Kruscev (Bob Hoskins) è spedito direttamente da Stalin per risollevare le sorti di una battaglia che è il simbolo stesso della guerra: se Stalin-grado cadesse, l'intero paese sarebbe nelle mani dei Nazisti. C'è bisogno di eroi per ridare la speranza: il commissario Danilov (Joseph Finnes) lo trova in Vasily Zaitsev (personaggio realmente esistito, il suo fucile può essere visto nel museo della guerra dell’ex Stalingrado), un pastore degli Urali che ha imparato a sparare cacciando i lupi.
Presto la propaganda si mette in moto e sotto il segno di Vasily, il popolo russo si risolleva. Il film, iniziato con toni epici e con grandi scene collettive come è lecito aspettarsi da un film di guerra, si concentra presto su uno scontro a due mentre la battaglia resta solo come contorno.
I nazisti mandano il loro uomo migliore, il maggiore Konig, per eliminare il cecchino scelto Zaitzev che sta facendo fuori tutti i loro ufficiali e sta demoralizzando le truppe del terzo Reich. La sfida totale diventa una caccia all'uomo tra il pastore degli Urali e il maggiore aristocratico della Baviera: non solo una sfida personale, una lotta simbolo dell’intera battaglia, ma anche «l'essenza stessa della lotta di classe» secondo la definizione del compagno Danilov.
In realtà lo scontro è semplicemente tra due uomini, entrambi dall'animo buono, ma costretti alla dura legge del mors tua vita mea. I due si danno appuntamento ogni giorno tramite il doppio gioco del piccolo Sasha, che pagherà infine il suo atto di coraggio.
I duelli si giocano sull’appostamento, su lunghe attese e sulla lettura anche del minimo dettaglio.
Annaud – che ha evidentemente una vocazione naturale per il kolossal (vedi Il nome della rosa) – ha messo su un’opera solida: il film sta in piedi e non potrebbe essere altrimenti visto la serie di effetti «a colpo sicuro» che il film colleziona. C’è perfino un amore per una ragazza ebrea contesa tra i due amici per la pelle Danilov e Zaitsev.
Tuttavia il successo di pubblico non si giustifica solo con questi ingranaggi ben oleati ma anche con qualche meccanismo di ottima fattura.
Ad esempio la contrapposizione tra i due attori principali: la pelle morbida di Jude Law e pelle dura di Ed Harris, l'occhio vitreo e umido del primo, l'occhio immobile del secondo, l'intuito da cacciatore della foresta del primo, la sagacia e la lucidità tattica del secondo. Di sicuro effetto gli scenari immersi nel fango e affrescati con il grigio-nero della polvere da sparo.
ammirevole soprattutto come il regista sfrutta al meglio le falle e i buchi nelle rovine per mettere in scena efficaci immagini di quadro nel quadro, ricche di tensione e suspence: spesso i nemici sono a pochi metri l’un dall’altro, si spiano ignari, si temono, rimandano lo scontro. Solo Zaitsev e Konig avvertono sempre la presenza l’un dell’altro: lo scontro finirebbe alla pari se un sacrificio umano (Danilov) non intervenisse in aiuto del russo. Dopo la soluzione dello scontro a due, la vicenda si interrompe, il resto della battaglia non interessa ad Annaud; la rivincita dei russi è del tutto in ellissi.
L’unica cosa che interessa della vittoria è che Vassily può riabbracciare la donna che Danilov gli contendeva inutilmente: sembra resuscitare in un ricovero per combattenti che non ha nemmeno il suo nome nella lista dei malati.


         
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