INIZIO ARTICOLI IN BREVE ARCHIVIO GALLERIE LINK

I banchieri di Dio
 

Regista
Giuseppe Ferrara

Attori
Rutger Hauer
Omero Antonutti
Giancarlo Giannini

Durata
125 min

Genere
Drammatico
Il cinema di denuncia e impegno è un ramo importante della produzione italiana (pensiamo a Francesco Rosi o a Elio Petri): perfino Moretti (non nell’ultimo film certo) potrebbe infatti essere inserito nel filone; i risultati del genere peraltro sono spesso discutibili, anche a voler prescindere da una sfiducia che ci è congenita riguardo a questo tipo di operazioni.
Chiamatela prevenzione, chiamatelo scarso senso civile ma la risposta giusta per queste iniziative rimane la famosa sentenza in stile produttore americano: «se voglio mandare un messaggio allo spettatore, invio un telegramma».
Senza voler sottostare alla logica ferrea dello spettacolo, alla polvere di stelle e all’idiozia, non c'è chi non veda quanto nell’inchiesta cinematografica trionfi il moralismo da maestra delle elementari: lo stato non ci protegge, vogliamo lavoro, ci siamo rimboccati le maniche, italiani brava gente… ma anche un po’ farabutti.
Quest’anno, già «travolti» da Vajont, potevano fare a meno di questo film di Ferrara ma questo passa il convento (è proprio il caso di dirlo). Dopo il film su Carlo Alberto Dalla Chiesa e quello su Giovanni Falcone, dopo quello sul caso Moro e quello sul SISDE, ecco che arriva il «cinegiornale» su Roberto Calvi, la cui lugubre impiccaggione già spuntava ne “Il padrino parte terza” di Coppola.
Vicenda ideale per evocare nomi e sigle minacciose: Marcinkus (non a caso interpretato da Rutger Hauer), Opus Dei, IOR, P2… Craxi; vicenda ideale per mettere in mostra e sventolare ai quattro venti il rigore storico della ricostruzione e l’aderenza ai fatti… a quando un libro per la Kaos edizioni dove Padre Pio e Berlusconi sono messi sullo stesso livello? (consultare la “ineccepibile” pubblicazione “Beato impostore” per maggiori informazioni).
Ecco il problema è questo: almeno questi film così verosimili ci dicessero la verità (che c’è, statene certi, c’è), invece continuano a propagare il verosimile, la doxa dell’indignato borghesuccio «gadlerneriano». Mi rendo conto che sembra una filippica degna di quella mongolfiera di Giuliano Ferrara (mannaggia n'altro); se è così allora è bene finire con una riflessione positiva, un ricordo di un buon film dello stesso genere: Strane storie - Racconti di fine secolo di Sandro Baldoni dove la denuncia era condita da un gradevole aroma surreale.

         
TORNA ALLA HOME PAGE DI AUDIOVISIONE INVIA UN COMMENTO versione per stampa © Giuseppe Grosso Ciponte 2001-2010 [Contatti] [Credits] [Copyright]