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Copkiller
 

Nazione

Italia/Francia

Anno
1983

Regista

Roberto Faenza

Attori

Sylvia Sydney
Leonard Mann
Nicole Garcia
Harvey Keitel

Durata

114 min

Genere

Poliziesco




KRAPP da consumare entro la fine del mondo

KRAPP




Copkiller, un film poco conosciuto di Roberto Faenza, giustamente diventato un cult movie per gli appassionati del poliziesco italiano anni '70-'80. E forse anche Abel Ferrara gli deve più di un debito…

A New York, sei poliziotti della Squadra Narcotici vengono uccisi da un misterioso assassino che usa come arma un coltello da cucina. Mentre la polizia indaga su scarsi indizi, la stampa accusa di corruzione i vertici della Polizia. il Tenente Fred O'Connor in effetti, incaricato delle indagini, considera deboli ed drogati alla stregua di delinquenti che vanno puniti e non prova rimorso ad approfittare di loro e farsi corrompere. Insieme all'amico e collega Bob, ha investito segretamente i soldi illeciti in un lussuoso appartamento. Ed è proprio in quella casa che un giorno gli si presenta Leo, un giovane psicopatico, erede di una grande fortuna. Gli confessa subito di essere il copkiller ma Fred lo ritiene solo un innocuo mitomane e lo sequestra nel suo appartamento per paura che il ragazzo denunci la sua doppia vita. A questo punto i fatti precipitano, Bob tenta di liberare il ragazzo Fred casualmente lo uccide e costringe poi Leo a tagliargli la gola per inscenare un nuovo delitto del copkiller. Nel disperato tentativo di un rapporto umano, Fred ha un breve incontro con Lenore, la moglie giornalista di Bob, ma la sua personalità è ormai crollata; Leo lentamente lo convince a suicidarsi, facendo credere a tutti di essere il copkiller.


Considerando le recenti produzioni di Roberto Faenza si fatica a credere che possa essere il regista di Copkiller (Italia/Francia, 1983). Quest'opera rimarrà un caso isolato per il regista torinese: dal 1990 in poi infatti (dopo una pausa di riflessione evidentemente non molto fruttuosa) Faenza si è dedicato alla trasposizione cinematografica di fonti letterarie di argomento socio-politico, storico e psicologico, con risultati trascurabili ma graditi all'establishment.

Copkiller è al contrario piuttosto destabilizzante, oltre che decisamente ambizioso: girato negli USA e recitato in inglese, il film ha per protagonista un attore del calibro di Harvey Keitel, affiancato per l'occasione da John Lydon, il famoso Johnny Rotten dei Sex Pistols, qui al suo esordio come attore.

L'aspetto più interessante di Copkiller è proprio il confronto tra i due interpreti. Harvey Keitel è il Tenente Fred O'Connor, un personaggio che, ci crediate o no, ricorda da vicino Il Cattivo Tenente di Abel Ferrara (USA, 1992): un poliziotto corrotto fino al midollo che percorre la sua parabola discendente, fino a trovare più o meno volontariamente la morte.

O'Connor, pur avendo una psicologia altrettanto "estrema", non è rappresentato con la stessa crudezza sublime e visionaria (e d'altra parte la qualità dei due registi è troppo diversa per poter azzardare un pur timido paragone stilistico) ma è comunque una maschera dell'orrore contemporaneo tanto tragica da infondere un sentimento di pietà nello spettatore. Le turpitudini di Fred sono ampiamente controbilanciate dalla manipolazione psicologica che Leo Smith esercitata su di lui fino a spingerlo al suicidio.

John Lydon non si è sforzato troppo per impersonare Leo: la faccia da pazzo psicopatico è la stessa di centinaia di foto ed esibizioni sul palco, perfino i vestiti di scena sono chiaramente suoi. Non a caso tutte le altre volte che John è comparso sul grande schermo, ha interpretato sempre e solo se stesso (vedi scheda imdb). Fatta questa doverosa premessa, bisogna però confessare che l'ex Sex Pistol regge alla grande il confronto diretto con un mostro sacro come Keitel per tutta la durata del film. Faenza gli dedica addirittura l'inquadratura finale: il volto enigmatico di Leo, riflesso sulla finestra e incorniciato dalle ombre e dalle luci della Grande Mela.
Anche qui troviamo un'ennesima "concordanza" con un altro film di Abel Ferrara: chi non ricorda l'immagine di Christopher Walken che in King of New York si specchia nello skyline newyokese?

A questo punto mi sembra chiaro che Ferrara ha visto e apprezzato molto Copkiller e ne trovo conferma in un'intervista rilasciata a Kataweb:

KW - Cosa significa per lei Cinecittà?
A.F. - Cinecittà è il posto dove sono stati girati i migliori film che ho visto: "La dolce vita", "8 e mezzo". È un posto magico. Anche i film degli anni Settanta e Ottanta, film strani come Copkiller di Roberto Faenza che poi magari sono stati dimenticati ma che avevano questa capacità incredibile di riuscire a fare cinema nei teatri di posa.

Non so se mi spiego... Ferrara cita Copkiller assieme ai due capolavori di Fellini!

Tra i difetti del film figura stranamente la colonna sonora di Ennio Morricone: insolitamente svogliata e anonima. Sembra che all'inizio dovessero essere proprio i PIL di Lydon a comporre le musiche. Poi per un motivo e per l'altro non se ne fece nulla... non possiamo sapere se il gruppo post-punk di Lydon avrebbe fatto di meglio.

Un punto di forza è invece il tema della colpa: Fred ne sente tutto il peso mentre Leo si autogiustifica e la scarica freddamente sugli altri oppure sull'"Altro da Se". Ma l'aspetto più interessante è che lo stesso punto di vista della regia è ambiguo: il personaggio più innocente di tutti cioè Lenore, la moglie giornalista di Bob, sembra essere infatti l'involontario elemento scatenante della catena degli omicidi per aver scritto un libro che Leo ha letto. Quello scritto infatti, secondo le parole della nonna di Leo, ha sconvolto suo nipote perché sostiene che "sono i poliziotti a creare i criminali per poterli poi punire"…

ALTRE RECENSIONI

Freudstein

«Brillante psico-thriller diretto abilmente dal bravo Faenza ed interpretato dagli ottimi Harvey Keitel (nel ruolo del poliziotto protagonista) e l'ex leader dei Sex Pistols Johnny Rotten (al secolo John Lydon), il quale rappresenta la vera sorpresa del film nel suo ruolo di psicopatico sottomesso e poi "carnefice". Il ritmo è abbastanza lento e misurato, senza troppi sussulti o colpi ad effetto (anche se non mancano certo delle buone scene splatter) ed è quindi l'ottima sceneggiatura a fare la parte del leone in questa pellicola, che rappresenta senza dubbio uno dei migliori prodotti italiani degli anni Ottanta. Da riscoprire»


De Profundis

«Thriller psicologico incentrato su un morboso gioco a due tra poliziotto e criminale (metafora dell'eterna lotta tra bene e male), gioco che presenta continuamente scambi di ruolo tra i due protagonisti, tanto da rendere evanescente il confine tra "giusto" e "sbagliato"»

Egovista
 
         
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